Martini Cocktail: Ricetta e Preparazione

Cocktails 3 gen 2020

MARTINI

1/3 oz VERMOUTH BIANCO

2 oz GIN



BICCHIERE: 
COPPETTA

METODO: STIR& STRAIN

GUARNIZIONE: SPOLVERATA DI NOCE MOSCATA

IL NECESSARIO

Puoi creare anche tu un cocktail buono come quello fatto da Valerio! Potrai offrirlo ai tuoi amici, oppure condividerlo con la tua dolce metà. Servono pero’ tutti gli ingredienti giusti, e gli strumenti del bartender.

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Bicchiere

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STORIA

Prendetevi cinque minuti del vostro prezioso tempo, mettetevi comodi sul divano, o sulla vostra poltrona se preferite, non cominciate a leggere questo articolo se siete di fretta, se pensate di non poterlo leggere tutto d’un fiato o se siete in metropolitana e tra un paio di fermate dovete scendere.

Ok, ora ci siamo, cosi va bene…siete comodi! Adesso possiamo parlarvi del Martini Cocktail, il padre di tutti i drink, l’essenza stessa della miscelazione, l’icona nell’immaginario collettivo quando si parla di cocktail

Ah no? Chiedete a qualcuno di disegnarvi un cocktail, non ho mai visto nessuno disegnare una tiki mug, oppure un bel collins con cannuccia e frutta fresca…nove volte su dieci, chi disegna un drink, disegna un martini. E la cosa bella è che lo fa inconsciamente. Facilissimo da fare (il disegno intendo, non certo il drink) basta fare un triangolo capovolto un linea che scende dal vertice, un’altra perpendicolare a quest’ultima e se poi vi trovate di fronte a qualcuno cui non disdegna i dettagli ecco che vi farà una ciliegina o una oliva dentro alla coppetta…e che cos’ha disegnato? Un martini!

Il Martini fa parte di quell’eredità sociale e culturale di cui il nostro cervello è pieno e molto spesso inconsapevole. Un’eredità derivata dall’insegnamento scolastico, dai media e dalle pubblicità, qualcosa che sappiamo di sapere ma di cui non sappiamo nulla. Un po difficile da crederci se ci si ferma a pensarci, eppure è così.

Con questo articolo faremo in modo che quella coppetta disegnata non sia solo il frutto di un retaggio culturale voluto dalla società, ma diventi qualcosa di cui avete piena coscienza e consapevolezza, con questo articolo capirete cosa vuol dire aver disegnato un Martini, ed alla fine dell’articolo spero che capirete che dovete cercare un buon cocktail bar intorno a voi e cominciare a bere martini.

Ebbene il nostro protagonista assoluto della miscelazione nasce il….non lo sappiamo, sappiamo però che nasce nel mill….no, non sappiamo nemmeno questo! Come fa un cocktail ad essere il padre di tutti i cocktail se no sappiamo chi, dove, cosa, quando, e perché? È buono? Certo! E allora il resto è cultura che è bene sapere, ma l’importante è berlo consapevolmente.

Come per tutti i grandi cocktail l’alone di mistero che avvolge le origini del martini lo aiuta nel mantenere viva la sua fama, cercheremo però di dare alcune indicazioni verosimilmente attendibili circa la nascita del drink. Non si sa chi l’abbia inventato, ne quando, ne dove, ma una cosa su cui sono tutti d’accordo è che il martini sia un diretto discendente del Manhattan. Qualcuno sostiene che sia stato inventato a Martinez, in california intorno al 1870 dal barman Julio Richelieu, altri sostengono che derivi dal Martinez di Jerry Thomas, un drink  a base gin, vermouth dolce e maraschino. C’è poi chi sostiene che l’emigrante italiano Martini, di Arma di Taggia, abbia inventato il drink al Knickerbocker Hotel di New York nel 1912 per John Rockefeller. O ancora se appoggiamo l’idea di Lowell Edmunds, autore di “Martini Straight Up”, la prima ricetta è quella creata da O.H.Byron nel 1884 con mezzo bicchiere di gin, mezzo di vermouth italiano, due schizzi di angostura e due schizzi di curacao.

Ma se la storia non ci aiuta a costruire una “vita” vera per il martini vediamo di capire come si costruisce e quante varianti sono state create.

Premetto che potremmo stare giorni e giorni a scrivere sul martini, ma c’è chi l’ha già fatto e la bibliografia su questo drink è molto ricca e ben fatta. Come sempre noi di ITB cercheremo di sfatare falsi miti, darvi indicazioni per capire se il martini che state bevendo è fatto bene e come potete chiederlo, così da trovare il vostro martini “tailor made”.

Per prima cosa il martini classico va costruito con metodo Stir&Strain, con proporzioni di 6cl di gin e 1 di vermouth. Versato in una coppetta (possibilmente gia fredda n.d.r.) e guarnito con scorza di limone.

È un drink secco, molto secco, e se pensiamo che deriva da un Manhattan possiamo capire quanto la storia ed il tempo abbiano variato la sua natura, andando a definire un drink a sé.

Ora paliamo un po delle principali varianti, che per il martini non sono solo legate alle proporzioni di gin e vermouth, ma anche al metodo di costruzione, di guarnizione e di ingredienti.

Per prima cosa quando al bancone chiediamo “un martini, grazie”!  la comanda non può certo finire così, quindi se già siete esperti codificherete al barman come lo volete, con quale guarnizione e con quale ratio.

Qualora foste alle prime armi è bene che il barman indugi qualche istante per chiedervi le preferenze.

Se volete l’oliva invece della scorza di limone? Bevuto così è particolarmente indicato come predinner, si dice che due olive nel martini servano ad alternarsi ai tre sorsi del drink, per aprire lo stomaco e recarsi poi a cena, 1 sorso, 1 oliva, 1 sorso 1 oliva, 1 sorso….?….ci si ferma a cena…

Qualora invece volessimo delle cipolline? Allora stiamo chiedendo un Gibson.

E se invece lo volessimo dirty? Allora è bene far cadere qualche goccia di salamoia delle olive (o di bittersweet sauce delle cipolline) nel drink

E la scorza di limone? Strofinata sul bordo della coppetta e gettata oppure lasciata nel drink?

Queste sono solo alcune varianti per le guarnizioni del martini, ma come la mettiamo se noi fossimo degli amanti di James Bond? Bhe la mettiamo che ci tocca bere un Vesper.

Qui le cose cambiano un pochino, un bel po a dire il vero, Jan Fleming faceva bere questo twist del martini al suo eroe, con tre parti di gin Gordon, una parte di vodka e mezza parte di kina lillet; guarnito con scorza di limone, rigorosamente agitato e non mescolato.

E che dire di come lo beveva Hemingway? 15 parti di gin 1 parte di vermouth, questo twist è chiamato proprio come lo scrittore  o anche “Montgomery” dal nome del generale che indicava questa ratio non solo per il martini, ma anche come proporzione tra i suoi soldati e quelli nemici durante le battaglie.

Vogliamo poi parlare di quello che a mio avviso è il perfect serve del martini?

…ingredienti nel congelatore e potremmo costruire un naked martini versando direttamente le dosi nella coppetta gelata, ma anche qui fate attenzione perché il bilanciamento è la chiave del successo.

Concedetemi di spendere alcune righe per rendere onore e merito ad uno dei più famosi barman al mondo, il nostro connazionale Agostino Perrone, il suo servizio di martini con tanto di banchetto refrigerato è qualcosa di delizioso. Presso Il “The Connaught” hotel “Ago” lo prepara togliendo direttamente dal freezer gli ingredienti e costruito come più vi piace, certi che qualsiasi twist gli chiediate sarete di fronte ad uno dei migliori martini al mondo. 

E se lo vogliamo “in&out”? In questo caso si Stirra il vermouth, poi si getta via, e si stirra il gin, utilizzando lo stesso ghiaccio “insaporito” dal vino.

Il martini è anche indiscusso protagonista della cinematografia americana, per non parlare della sua presenza in moltissimi libri, in cui gli scrittori fanno bere martini ai protagonisti dei loro romanzi; Fleming è solo un esempio, pensate allo stesso Hemingway che fa bere martini al protagonista di “Addio alle armi”.

È protagonista di frasi celebri, aforismi e citazioni di ogni tipo, anche il “nostro” Umberto Eco si lascia andare alla sua idea di martini dicendo che “..il martini migliore è quello che ti fai da te, al punto che il momento magico è proprio quando lo si fa non tanto quando lo si beve”.

E come non citare Rick Fishman che sostiene: “un martini è come il seno di una donna, uno non è abbastanza, tre sono troppi”

O ancora David Stewart che dice… “ il mio vizio è un vodka martini ogni sera intorno alle 20.00. e un paio di fantasie erotiche”.

Insomma come vedete il martini ha varianti di ogni tipo e genere, quello che possiamo dirvi è di seguire il suggerimento di Mauro Lotti che sostiene che “non esiste il martini perfetto, ma c’è un martini per ognuno di noi. Basta solo scoprire quale sia”.

Cheers!

Michelangelo

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