La Peste del 300' e l'uso del Ginepro

La Peste del 300' e l'uso del Ginepro
raffigurazione storica di una folla con la peste
Raffigurazione storica del periodo della peste (Immagine presa da Wikipedia)

Si narra che la peste nera del 1300 abbia avuto origine a i piedi del sistema montuoso dell’Asia centrale, l’Himalaya, da un focolaio permanente (oggi in letargo) di peste, qui il bacillo trovò le giuste condizioni climatiche e biologiche che gli permisero di impiantarsi nelle colonie di roditori che popolavano la regione, nella quale passavano le carovane della via della seta.

Da li i roditori di pulci che a loro volta erano portatori del virus arrivarono in Cina nel 1331, dopodichè raggiunsero la colonia genovese di Caffa in Crimea nel 1346, a Messina nel 1347 e verso la fine del 1348 dopo aver colpito gran parte dell’Italia, Francia, Spagna e passando dalla Sicilia sino in Nord Africa arrivò sino in Inghilterra, da li al 1352 la peste colpì quasi tutta l’Europa.

La diffusione era dovuta al topo “viaggiatore” e alle sue pulci, il batterio venne chiamato Yersinia Pestis che prese il nome dal medico francese che lo scoprì nel 1894 Alexander Yersin, a favorire tutto ciò era anche la sporcizia in cui viveva la gente, che da secoli era piena di pulci, una volta contagiato, l’uomo tramite saliva diffondeva il bacillo, con uno starnuto o con contatto fisico il bacillo si diffondeva velocemente nell’aria.

cartina dell'europa che rappresenta zone ad alto rischio di peste
Espansione dell’epidemia (immagine presa da Wikipedia)

Tra il 1331 e il 1352 la peste nera fece oltre 75 milioni di vittime tra Europa, Occidente e Africa.

All’epoca la conoscenza dei medici e degli eruditi faceva appello alle terapie del mondo antico quindi non trovarono molti rimedi per curare la peste, ma tra uno di questi credevano fosse efficace quello di depurare l’aria, questo procedimento avveniva tramite la combustione di legni aromatici facilmente reperibili come il frassiono il cipresso e il ginepro.

pianta di ginepro rimedio peste
il ginepro, l’ingrediente principale del gin

Cercavano anche di creare strutture depurate e sicure, si cercava di chiudere ermeticamente porte e finestre dopodiche accendere piccoli focolari o mettere piccoli rametti di ginepro al centro delle abitazioni perche tra tutti era la pianta che emanava la miglior fragranza.

Il consiglio era anche di rifugiarsi nelle campagne dove l’aria è pulita lontano dall’affollamento delle città (è la soluzione che permette nel Decameron alla brigata dei giovani fiorentini di riunirsi e di raccontarsi le cento novelle che costituiscono l’opera di Boccaccio).

Boccaccio così descrisse la peste nel suo Decameron: “ Nascevano nel cominciamento d’essa a’ maschi ed alle femmine parimenti o nell’anguinaia (agli inguini) o sotto le ditelle (le ascelle) certe enfiature (dette) gavaccioli (che) erano sicur indizi di futura morte […] infra il terzo giorno dell’apparizione de sopraddetti segni”.

Oppure c’era il salasso una pratica che consisisteva nell’incidere una vena del malato e fargli perdere del sangue, la credenza popolare pensava che suddetta pratica servisse ad allontanare dal corpo gli “umori corrotti e putridi” quindi la malattia.

Evitare il contatto con i morti, i malati di peste e i loro oggetti era fondamentale: rigidi regolamenti di sanità vennero emanati e messi in atto in tutte le città i corpi e i beni dei malati furono sepolti o bruciati.

Per la chiesa del XIV secolo l’epidemia è un castigo di Dio che voleva punire l’umanità per i suoi peccati quindi la chiesa contribuì al contagio organizzando processioni quasi quotidiane in cui le folli di fedeli si infettavano a centinaia.

Per contenere i malati crearono il lazzaretto, che nelle grandi città potevano essere anche più di uno, era un luogo situato fuori dalle città in cui si trovavano circa trecento stanze ad un solo piano, al centro di questo piccolo quartiere si trovava una chiesa, nelle città di mare era anche un luogo chiuso in cui merci e persone provenienti da paesi di possibile contagio dovevano trascorrere un soggiorno di determinata durata, spesso di quaranta giorni, da cui il termine quarantena.

Esso veniva utilizzato prima per accogliere le vittime della carestia, poi venne attivato per le pestilenzie ma si rivelò insufficiente per coprire tutte le richieste.

La gestione del lazzaretto fu affidata ai frati cappuccini.

Il ricovero nel lazzaretto, che pure era una necessità, creò terrore nei malati che, quando erano abbastanza ricchi, tentavano di farsi curare a casa, in gran segreto.

Nel 1348 Papa Clemente VI indisse un pellegrinaggio straordinario a Roma, mentre nelle città d’Europa si moltiplicarono le preghiere collettive e le processioni per placare l’ira divina: tutti modi straordinariamente efficaci per propagare il contagio.

papa clemente sesto pellegrinaggio peste
Clemente VI (Immagine presa da Wikipedia)

Di fronte al divagare rapido e inesorabile del male gli uomini si sentivano inermi, l’impotenza e il terrore provocavano nella folla comportamenti isterici.

Una delle manifestazioni di questo isterismo fu rappresentato da gruppi di persone che andavano di città in città mortificando anima e corpo per placare la collera divina.

Essi divennero i famosi flagellanti che dall’Italia dilagarono in Germania e in Francia.

Essi rappresentavano uno dei più vasti movimenti religiosi del tardo medioevo.

I flagellanti percorrevano le strade frustandosi e invocando la grazia di Dio.

Le loro esibizioni si concludevano solitamente con una caccia agli ebrei, i casi più eclatanti furono a Barcellona, Ledeira e Strasburgo dove il 14 febbraio 1349 circa 2000 ebrei vennero giustiziati sospettati di diffondere la peste.

Gli ebrei vennero presi di mira per la loro diversità, come il modo di vestire, mangiare e nel loro comportamento.

Invano Papa Clemente VI invitò i cristiani alla moderazione ricordando che anche gli ebrei morivano di peste.

Alcuni effetti secondari della peste furono anche il rialzo dei salari, l’aumento dei costi di produzione e la crisi economica ( anche a causa del blocco dei commerci).

Altre cause furono la disgregazione sociale ovvero molte famiglie distrutte e molti ragazzi vagabondi.

La criminalità ebbe un elevato rialzo siccome le persone cercavano di fuggire dalle città. Quelle che rimanevano ne approfittarono per arricchirsi.

La peste dopo il 1352  non venne del tutto debellata e tornò a colpire ogni 10/15 anni, in Europa cessò di essere una malattia endemica nel corso del XVIII secolo, probabilmente in conseguenza della diffusione di un’efficente politica sanitaria e al controllo delle merci di importazione e esportazione.

Nel mondo è ancora presente, ma con la diffusione degli antibiotici dal 1943 ha fortemente limitato le sue terribili conseguenze.

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Scritto da : Erwan Garofano