Antonio Benedetto CARPANO: L’alchimista Dell'aperitivo

E’ il 1751. Siamo in Europa e grandi cambiamenti politici, sociali e culturali stanno per rivoluzionare il Vecchio Continente. In questo particolare periodo, il 24 novembre, tra le campagne del biellese, nacque un bambino molto speciale: Antonio Benedetto Carpano ed il vermouth. Non si sa molto sulla sua vita personale e sulla sua infanzia, se non che proviene da buona famiglia. Appasionato alla letteratura, all’agronomia e alle scienze naturali e conosciuto come uomo di gran cultura, sulla sua figura aleggia un’aura di leggenda.

Certo è che in un momento della sua vita, forse perché grande appassionato di vini, si ritrovò in possesso di una patente da enologo rilasciata dal duca di Savoia in persona: Vittorio Amedeo III. Il giovane Antonio, si decise a creare la sua bevanda alcolica. Carpano sviluppò la sua miscela, legandosi al Neoclassicismo, tendenza culturale ispirata all’estetica ellenica e romana. L’arte neoclassica ha dei canoni ben precisi, come grazia, armonia ed equilibrio, e si prefigge la funzione di educare, consolare ed in particolare liberare l’essere umano da ansia e angoscia. Con questi ideali ben fissi nella sua mente, Antonio Carpano si rinchiuse nel suo laboratorio, e come un alchimista medioevale, si dedicò alla sperimentazione pura. Decine e decine di tipologie di vini differenti, erbe e spezie, in migliaia di combinazioni diverse, e rifacendosi al vino di Ippocrate, una bevanda popolare tra gli antichi Greci a base di vino, fiori e miele, trovò finalmente la miscela adatta alle sue esigenze: vino moscato della miglior qualità, zucchero e trenta diversi tipi di erbe e spezie. Una ricetta tanto semplice quanto complessa. Antonio, rifacendosi per l’ennesima volta alle sue passioni, la chiamò Vermouth, nome derivante dal tedesco “Wermut”, una delle erbe utilizzate nella miscela, l’assenzio reale. Carpano serviva il Vermouth al momento, stappando piccole bottiglie da un litro davanti agli operai delle fabbriche, primi suoi clienti dopo la fine della giornata lavorativa. Questo modo di servire l’alcolico in piccole quantità per volta, creò una tendenza sociale: l’aperitivo. In Europa si diffuse a macchia d’olio, grazie al successo ottenuto dalla sua bottega a Torino, che fu costretto a tenere aperto ventiquattro ore su ventiquattro, e grazie anche ai Savoia, che iniziarono ad interessarsi alla bevanda, mescolandola con piccole quantità di liquori. Così si diffuse in tutto il mondo e il consumo di bevande ad alta gradazione alcolica, a quel punto, subì una rivoluzione: dal bere per passare il tempo o sfogarsi emotivamente, al bere per rilassarsi e stare in compagnia.

Attualmente le redini dell’azienda sono in mano al nipote a cui, Antonio Benedetto Carpano, tramandò la segretissima ricetta grazie alla quale il processo produttivo è invariato da secoli. Oggi, il Vermouth è codificato internazionalmente e Torino è riconosciuta come la culla dell’aperitivo. Il resto lo conosciamo tutti.

Scritto da Alessio Pagano

Revisione testi Michelangelo Tremolada

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